08 settembre 2019 | Persone
Il funambolo ottimista
Francesco Poroli racconta il (suo) mondo meravigliosamente complesso
by Daniela Natale
Redazione Metropolitan ADV

Non c’è dubbio: se fosse una canzone sarebbe Bohemian Rhapsody. 

 

Lo si può immaginare venire al mondo a Milano nel 1975, nello stesso anno in cui vedeva la luce il capolavoro di Freddy Mercury, e offrire il suo primo sguardo al mondo ponendosi la stessa domanda che apre l’opera: Is this the real life? La risposta a quella domanda primordiale forse non l’ha ancora trovata, ma quello che è certo è che - seguendo la trama musicale dell’immortale singolo dei Queen - sfiora le persone che ha intorno con delicata sensibilità, invitandole a un viaggio all’apparenza rapsodico, ma che si rivela ben presto favolosamente rock.

 

Lui è Francesco Poroli, mestiere artigenio creativo, ma che per convenzione viene definito illustratore.

 

Oggi sei un professionista stimato a livello internazionale: come è iniziata la tua avventura nel mondo delle illustrazioni?

Disegno da quando ho memoria. Carta e pennarelli colorati sono stati, fin dall’infanzia, i miei compagni preferiti. Ma poi nella vita mi è capitato di fare altro, di approcciarmi a lavori più “normali” e di reputare la mia passione qualcosa da coltivare a livello di hobby.

Non avrei mai pensato di farne un lavoro, il mio lavoro. Fino al giorno in cui, nel 2011, la mia casella di posta elettronica non ha ricevuto una email da parte dell’art director del The New York Times che aveva visto sul web alcune delle mie illustrazioni. Una sorta di “richiesta di informazioni” che, nel giro di qualche giorno, si è trasformata in una vera e propria commissione, andata poi in porto… direttamente sulla copertina del The New York Times Magazine! 

 

 

A partire da quella famosa email hai lavorato anche per Wired, GQ, Il Sole24 Ore, La Repubblica, Style, Corriere della Sera, Google, Adidas, NBA, Red Bull, McDonald’s, Unicredit e molti altri. C’è un’illustrazione alla quale sei particolarmente legato o che ti rappresenta più di altre?

Non ho un’illustrazione “del cuore” perché penso che la più bella, la più stimolante e la più divertente da realizzare sia sempre la prossima. Sono una persona che si annoia facilmente, quindi mi piace essere proiettato già sul lavoro successivo, pronto ad accettare le più disparate sfide creative.

 

 

Cosa non può mancare in una tua illustrazione?

Sicuramente il colore e la geometria. Mi viene abbastanza naturale, in realtà, ricorrere alle forme regolari e individuare le linee che meglio si prestano a rappresentare l’idea che ho in mente.

 

 

Come è nata la copertina di Kamala?

Come sempre in questi casi l’idea è partita da un brief, cioè da un insieme di concetti proposti dall’azienda committente. Sapendo i nomi e le storie delle persone presenti sulla rivista, ho iniziato a elaborare una mia personale interpretazione dell’Impresa Eccezionale. Subito ho pensato al funambolo (come figura centrale dell’illustrazione) che, tutti i giorni, si trova a dover compiere un percorso che ha di per sé un’eccezionalità peculiare, in quanto da un passo falso può dipendere la vita. Nella naturale tensione all’equilibrio fisico del funambolo, c’ho visto anche la ricerca di un equilibrio emotivo, tra la paura di cadere e il coraggio di portare fino in fondo la propria impresa. Equilibri che di fatto non trovano un’espressione tangibile, dal momento che nel mentre ci si trova a vivere un’impresa eccezionale spesso non si ha altra scelta che, semplicemente, viverla. 

Intorno, poi, ho provato a ricostruire un ambiente che richiamasse il territorio che la rivista racconta, riprendendo il colore rosso kamala che dà il nome al magazine e valorizzandolo con dettagli orientati a rinforzare il tema nel numero.

 

 

Nella copertina di questo numero di Kamala, come in molte delle illustrazioni di Francesco Poroli, è presente una laboriosità dell’immagine che è preziosa ricchezza: le forme si intersecano, le linee si incontrano e i colori – con tutte le loro sfumature - sembrano non poter vivere in nessun altro luogo se non proprio lì. Lo stile espresso è qualcosa di meravigliosamente complesso, proprio come Francesco Poroli definisce il mondo che lo circonda. Non ha paura del futuro, anzi lo sogna e lo aspetta con la luce negli occhi, come un funambolo sospeso nell’aria che attraversa il suo filo, proiettato verso l’infinito. 

 

 

Francesco Poroli impugna la sua matita ogni giorno, più volte al giorno, con un entusiasmo sempre nuovo e con la gioia nel cuore di chi pensa di avere davanti il futuro più bello di sempre. In quel futuro Poroli ci si tuffa di continuo, con i suoi piccoli Riccardo e Beatrice: ci sguazza, si diverte e gioca senza freni con la sua creatività.

 

Di imprese eccezionali questo uomo minuto e incontenibile ne ha vissute tante ma, come per le sue illustrazioni, forse le più belle e divertenti devono ancora essere realizzate.

 

Articolo apparso su Kamala Magazine, n. 3 Estate 2019 , semestrale gratuito scaricabile qui