23 febbraio 2016 | Persone
L’idea ha una bella forma
Due chiacchiere con le designer Emanuela Gorgoni e Marzia De Milito
by Valentina Chittano
Redazione Metropolitan ADV

Fantasia, creatività, coraggio e sogni. Gli ingredienti ci sono tutti. Il risultato? I sorrisi di Emanuela Gorgoni e Marzia De Milito, due giovani designer salentine che amano l'arte e la progettazione. Per dare vita concreta a un'idea.
Abbiamo fatto due chiacchiere con loro.

 

Qual è il fascino del mondo del design?
(E.) Tutto ciò che viene prodotto dev’essere prima progettato, è questo aspetto quello che mi ha sempre affascinato del design. Dietro ogni cosa, dalla più piccola alla più grande, “dal cucchiaio alla città”, c’è un’idea, e questa idea è lo specchio del tempo in cui è stata concepita, oppure in qualche modo lo condiziona.
(M.) Sono affascinata dalle continue ispirazioni che ci regalano gli oggetti che ci circondano, le nuove forme, la serialità, la modularità, il concetto. Ma anche dai capolavori dei grandi maestri, di un recente passato, che continuano a farci da guida con il loro valore storico, e al contempo una forte carica di innovazione.


Secondo voi esistono ancora pregiudizi sul lavoro svolto da una donna? Chi si rivolge a voi che tipo di aspettative ha?
(E.) Non posso dire di aver incontrato pregiudizi nel lavoro per fortuna, forse solo qualche difficoltà in cantiere con le maestranze, che non sempre sono felici di avere a che fare con una donna. I committenti che ci scelgono, invece, si affidano completamente e convintamente, anzi forse l’essere donna in tal caso è una discriminante positiva.
(M.) Sulla base della mia esperienza posso dire che la situazione inizia a cambiare, ma si, esistono ancora pregiudizi sul lavoro svolto da una donna, soprattutto nel ruolo da dipendente. Diverso è invece per il libero professionista che conquistando la fiducia sia del committente che delle maestranze può far superare eventuali discriminazioni.


L’impegno è senza dubbio un elemento importante per fare bene, qualsiasi cosa si faccia. Ma qual è l’ingrediente fondamentale per realizzare qualcosa di creativo?
(E.) La creatività per buona parte è una dote innata, ma come tutte le qualità va coltivata ed alimentata continuamente. Perciò sono fermamente convinta che alla base di un buon progetto ci debba necessariamente essere tanta ricerca, perché un creativo deve sapersi sempre mettere in discussione e deve essere il primo giudice di se stesso.
(M.) L’essere al passo con i tempi, se non addirittura anticiparli, è un fattore molto importante, ma ancora di più lo è, secondo me, contornarsi di cose ma soprattutto di persone capaci di stimolarci costantemente, fonti di naturale ispirazione per la mente di un creativo.


Immaginate di avere una sfera di cristallo. Come immaginate il mondo del design nello specifico, e quello del lavoro in generale, tra cinquanta anni?
(E.) Il design propriamente detto si può dire sia nato con la rivoluzione industriale. I progressi della tecnica e della tecnologia provocano sempre grandi, anzi enormi, cambiamenti anche nel modo di progettare. È difficile immaginare quali possibilità potranno avere i designer tra cinquanta anni, e che ruolo avrà la professione, ma di sicuro i tempi e le distanze si annulleranno, gli stimoli saranno innumerevoli, e le idee da sviluppare potrebbero essere praticamente infinite. E tutto ciò non può che incuriosirmi ed affascinarmi.
(M.) La parola design è oramai onnipresente in tutto ciò che facciamo, vediamo, pensiamo. Proiettare il mio pensiero al futuro è un po’ come fantasticare su un settore dal quale già oggi ci si può aspettare di tutto, per cui immagino il mondo del design in continua e velocissima evoluzione, una grande macchina tecnologica, con alti livelli di innovazione e complessità. Una continua sfida per il designer.