

Esiste un momento esatto in cui l'entusiasmo di un'agenzia creativa muore. È quando, allegato ad una mail, arriva un file JPEG di dubbia provenienza o un PDF rigorosamente sigillato, accompagnato dalla fatidica frase:
"Ragazzi, vi ho fatto io una bozza con l'IA così non perdete tempo e andiamo veloci”
“Ho fatto io questa immagine, che ne pensate? La postiamo?” .
Ecco, se si potesse convertire in energia elettrica il travaso di bile che questa frase genera nel nostro ufficio (e non solo nel nostro), forse riusciremmo a risolvere la crisi energetica globale. Mettiamo le cose in chiaro una volta per tutte: seppur l’intenzione sia nobile, questo non è un aiuto ma un sabotaggio inconsapevole.
Capitolo I: Il Dante del prompting
Prompt: "logo per azienda dinamica, moderno, fighissimo, 4k”.
Poetico devo ammetterlo, questo però non vi renderà degli Art Director, senza offesa ovviamente, ma vi renderà delle persone che hanno digitato dei comandi, molto spesso anche poco sensati per quello che si sta chiedendo. E questa non vuole essere una punch line passivo aggressiva, ma ahimè bisogna ammetterlo, è purtroppo la grande maggioranza dei casi. L'IA non crea, rigurgita; e molto spesso quello che vi restituisce è una semplice media statistica del piattume visivo: estetica plasticosa, luci iper-drammatiche senza senso e soggetti con un numero di dita inquietante o con arti posizionati non proprio dove dovrebbero essere; tipo Jim Carrey in “Una settimana da Dio”…. ricordate?
Capitolo II: The Bomb
L'Intelligenza Artificiale vive nel magico mondo dei pixel retroilluminati, degli schermi che “nascondono” le imperfezioni. Nel mondo reale invece, quello in cui le cose si stampano, si fustellano e si declinano, il vostro prompt ha generato una bomba che aspetta solo il momento giusto per esplodere. E volete sapere quando fa Boom? Quando apriamo quel file.
Quello che arriva è un blocco di cemento armato senza livelli, con risoluzioni improbabili e profili colore molto spesso errati per l’utilità di quel file. Se provassimo a stampare quell’immagine su un espositore anche di piccole dimensioni, sapete cosa ne verrebbe fuori? Un meraviglioso mosaico di origine bizantina. Risultato? Quel file va cestinato, distrutto, annichilito…e ora che si fa?
“Bisogna provare a ricostruire ragazzi!”
… il gelo d’improvviso cala in produzione, quello che in realtà doveva essere un aiuto per non farti perdere del tempo si è appena trasformato in un inferno vero e proprio. Per farvi un paio di esempi: logiche grafiche e armonie inesistenti, un’accozzaglia di info illeggibili piazzate totalmente a caso, dita delle mani in più da mozzare… il grafico dei “buongiornissimo caffè?” avrebbe fatto decisamente di meglio.
Capitolo III: Se Leopardi avesse avuto ChatGPT
Fino ad ora abbiamo parlato di grafica e foto, vogliamo parlare del reparto testuale?
Le nostre caselle di posta sono intasate di testi generati da ChatGPT che iniziano invariabilmente con "Nel panorama odierno..." o "In un mondo sempre più connesso...". È la fiera della banalità, un festival di aggettivi vuoti (leader di settore, innovativo, sinergico) conditi da una spolverata imbarazzante di emoji non richieste 🚀✨. Affidare il vostro tono di voce ad un agente IA non supervisionato significa rischiare di suonare esattamente come il manuale d'istruzioni di un frullatore che cerca disperatamente di essere empatico…e giuro che ci sto andando piano.
Capitolo IV: La resa dei conti
Volete sapere perchè vi state sabotando da soli? Il problema vero, alla fine, non è la nostra frustrazione. È il danno incalcolabile che state facendo alla vostra attività. E attenzione, questo non vuol dire che nel flusso di lavoro di un’agenzia non ci sia l’intervento IA, la differenza però è che dietro ogni prompt c’è un pensiero ben preciso, un’idea che si modella per ogni attività, ci sono domande, riunioni di staff, tempo.
L’uso improprio e "fai da te" dell'Intelligenza Artificiale è un atto profondamente autodistruttivo.
L'IA, per sua stessa architettura, è addestrata sulla media dei dati esistenti. Cerca il pattern più comune, la soluzione statisticamente rassicurante. Ma il marketing e la sopravvivenza di un brand si basano sull'esatto opposto: l’innovazione, non la serialità. Se usate lo stesso algoritmo dei vostri competitor, con gli stessi prompt e gli stessi output plastificati, state letteralmente pagando per diventare invisibili. State cancellando la vostra unicità per annegarla in un'omologazione di massa che non lascia alcun ricordo nella mente del consumatore.
Il lavoro di un professionista non è "fare le cosine belle" o mettere in fila vocaboli corretti. È pensiero laterale. È strategia. È capire le vostre debolezze e trasformarle in punti di forza, inserendo quel guizzo imperfetto, irrazionale e geniale che nessun calcolo potrà mai replicare. Noi vi diamo un'identità su misura, l'IA vi dà una maschera di cera prodotta in serie.
L'Intelligenza Artificiale è uno strumento formidabile, ma in mano all’improvvisazione è un’arma autodistruttiva. Quindi, con tutto l'affetto professionale che possiamo raccogliere: chiudete quei generatori, posate il mouse e lasciateci fare il nostro lavoro.